Mangime | Simone Rizzi
Sarà un mese che ha quasi smesso di mangiare. Dormire, non se ne parla nemmeno. Passa il tempo accartocciato sul divano in salotto, che ormai somiglia alla lingua viscida di un rettile.
Sarà un mese che ha quasi smesso di mangiare. Dormire, non se ne parla nemmeno. Passa il tempo accartocciato sul divano in salotto, che ormai somiglia alla lingua viscida di un rettile.
Il ricordo più lontano nel tempo
Chissà perché quando pensi le persone fuori dall’effetto mosso dei ricordi, finisci sempre per farlo in maniera essenziale, bidimensionale; un po’ come le teste sulle monete.
Lui raccolse lo strascico e si sdraiò sul divano mentre lei gli puliva il volto e le nocche con attenzione. Cercò di raccontarle di come aveva dovuto trovare un tale erede per un certo trono; come aveva messo fine alla tirannia di quel negromante; voleva che le importasse di un qualche regno dorato asservito da un mostro dispotico.
Nella strada c’era gente che si chiedeva che diamine fosse quella puzza tutta nuova. Molti si lamentavano che era penetrata nelle loro abitazioni. Un fetore spesso e grasso che irritava le vie respiratorie, faceva uscire gli occhi da fuori, strozzava.