Spontaneità
La striscia satirica di Gianninə
La striscia satirica di Gianninə
La pioggia si è da poco interrotta. Il vento filtra ancora dagli infissi e muove, in corridoio, il vecchio lampadario. La ragazza sul letto se ne accorge dalle ombre, incostanti; stringe al petto le ginocchia, riprende il libro. Mamma e papà sono usciti, pensa, ma dicono che sono grande abbastanza, che posso restare da sola, che non serve chiamare la zia.
Il ricordo più lontano nel tempo
Lui raccolse lo strascico e si sdraiò sul divano mentre lei gli puliva il volto e le nocche con attenzione. Cercò di raccontarle di come aveva dovuto trovare un tale erede per un certo trono; come aveva messo fine alla tirannia di quel negromante; voleva che le importasse di un qualche regno dorato asservito da un mostro dispotico.
Nella strada c’era gente che si chiedeva che diamine fosse quella puzza tutta nuova. Molti si lamentavano che era penetrata nelle loro abitazioni. Un fetore spesso e grasso che irritava le vie respiratorie, faceva uscire gli occhi da fuori, strozzava.