Paolo Randone | Il testamento
Niente agli avi, niente ai posteri.
Niente agli avi, niente ai posteri.
C’è aria di epidemia, in giro, e solo gli alberi parlano. Lo fanno attraverso le foglie, le loro lingue che si muovono nel fiato di una giornata grigia, grigia come immagino appaia la mia faccia, con la barba ispida e le occhiaie figlie di qualche notte passata a pensare ad Aldo.
Collezionavo password come altri collezionano vinili: per il rumore, per la disperazione, per la speranza idiota che prima o poi ne avrei trovata una che mi riportasse indietro. Ogni stringa era un fantasma, un pezzo di carne secca strappato a un cuore che non batteva più.
L’intento di Montag – collettivo composto da Niccolò Monti, Lorenzo Rossi Mandatori e Luca Tagnocchi, al loro esordio per Il Saggiatore – è dichiarato fin dalle prime pagine: «La sconfitta dell’umano è stata concepirsi sempre dal lato dell’imperfezione, dal lato di colui che la perpetra e la prosegue, nella sua stessa carne e nella pelle del mondo.»
Recensione a cura di Davide Galipò
L’Utopia non ha nemmeno pretesta di essere, vive la sua irrealtà con serenità, sa che la realtà è un compromesso tra desideri inconciliabili, tra bisogni contraddittori, ma così facendo ci fornisce una tensione verso di noi, verso il nostro desiderio, un punto di partenza da cui comprometterci, invece che vivere già compromesse.