Il poema eroico femminile | Un estratto da “Figlie del sé. L’epica rivoluzionaria di Amelia Rosselli e Patrizia Vicinelli” di Marzia D’Amico 

È possibile ravvisare nell’opera poetica di Amelia Rosselli (1930-1996) e Patrizia Vicinelli (1943-1991) un esempio di scrittura epica moderna? A questa domanda risponde Marzia D’Amico, ricercatrice che lavora sulla poesia femminista verbivocovisuale, con il libro “Figlie del sé. L’epica rivoluzionaria di Amelia Rosselli e Patrizia Vicinelli”, edito da Mimesis, un contributo al dibattito sul ruolo che ha avuto la letteratura femminista nel panorama poetico italiano.

Triplice fischio | Paolo Cerruto


Nacqui terzo di nove fratelli, dopo la guerra. Mio padre raccontava la vastità del deserto libico, una vittoria degli inglesi, la cattura e la prigionia durata sei anni. Mamma l’aveva aspettato. La prima volta che ho conosciuto un inglese volevo tirargli un pugno, da parte di mio padre. Poi ho pensato che la colpa non è genetica e ho lasciato stare. Però non mangio fish and chips e disprezzo profondamente la regina Elisabetta e i Beatles.
Con i miei fratelli e i picciotti della vanella giocavamo a pallone in un campo pieno di pietre. Prima di ogni partita ne toglievamo sempre un po’ ma sembravano essere infinite. La terra era grossa e dura, la palla di stracci si sfaldava, le porte di legno cadevano a ogni tiro, era quasi impossibile giocare. A me non fregava niente, tanto arbitravo. Ho sempre fatto l’arbitro, per mia scelta, non so dirvi il motivo; volevo mettere ordine, regolare. Non è un’attitudine da sbirro mancato, come pensano tutti. L’arbitro non prende ordini da nessuno. È semplicemente Dio, per novanta minuti più recupero, decide chi e quanto punire, chi perdonare. Decide l’inizio e la fine.

Continua a leggere…