Nessuno mi acceca eppure lo vedo | ILPALESECHEAMO – La strategia dell’estinzione vol. 1 e 2

L’Italia è il paese che amo. Così iniziava nel ’94 un nefasto capitolo della nostra storia politica e culturale. Il trio formato da Adriano Cataldo (testi e voce), Big House (produzione) e Mattia TAFKAI Nardon (sintetizzatori) prende quella citazione sedimentata nella memoria collettiva e la rovescia dall’interno. La compatta, la comprime, la smonta: nasce, nel 2022, ILPALESECHEAMO.

Un progetto sonoro che sfugge alle etichette: spoken word, elettro-rap, ferocia mai ornamentale. Dopo Una storia italiana (2023) – premiato come miglior album al Trentino Music Award – il percorso del gruppo trova un degno seguito in La strategia dell’estinzione (Saòr; Vol. 1; 2025 e Epatica, ematica, empatica; Vol. 2; 2026) una nuova intensità concettuale.

Il Volume 1, pubblicato il 12 settembre 2025, raccoglie sei brani compatti e stratificati in cui il suono non fa da sfondo al testo: lo espande, lo mette sotto pressione. Qui la parola diventa materia viva, il beat diventa argomentazione, e ogni traccia si configura come un piccolo campo di battaglia emotivo e politico.

L’album si apre con l’affanno claustrofobico di Dottore, dottore, brano che fin dai primi istanti rende palpabile la tensione destinata ad attraversare l’intero disco. È una tensione che nasce dal desiderio di evadere dal piattume politico, di spezzare l’impasse che ci trattiene in superficie e ci impedisce di andare a fondo nelle questioni.

Non sorprende, allora, che il brano successivo, Come farebbe Francesco Bianconi, faccia letteralmente sbellicare dalle risate, configurandosi come un’arguta e riuscitissima parodia di quell’atteggiamento pseudopolitico, tanto estetizzante quanto spocchioso, incarnato da certi artisti (il cui fascino, lo ammetto, continuo ingenuamente a subire anch’io, mio malgrado).

Da qui in avanti i beat si alzano di intensità, pompano nelle casse da morto, e si comincia a ballare sulle note dei Lettera a un campo minato, Il cielo su Celestopoli, Osteopathos. Titoli che suonano come mappe di un territorio fratturato e alimentano ulteriormente la tensione tra microcosmo urbano e grande narrazione collettiva: le citazioni alla musica, al cinema e alla letteratura del nostro millennio attraversano i pezzi, caricandosi di nuovi significati, si intrecciano, si contaminano, si fondono fino a restituire un intero paesaggio emotivo generazionale.

Parole di beneviolenza
Questa mia frustrazione vive
Nell’antropocenere non sosta presso me
Preferisco dimorare nel respiro regolare
Preferisco non guardare nei palati degli equini
E qui e ora sparire
Preferisco proferire dal palato le parole
E qui e ora sparire
Preferisco non guadare nella carne detrita
Vi chiedo cosa dire dei destini generali
Senza ingenerare
Una parvenza di origini

E poi La localizzazione dell’indifferenza, pezzo di chiusura del vol.1 che gioca con l’idea – esplicitamente filosofica e biblica – di indifferenza non più globale ma personale, come un percorso di abitudini, spam, rumori urbani e presenze evanescenti:

“Nessuno mi acceca eppure lo vedo… limite intero fratto zero / infinito come la coscienza.”

Il Vol. 2 di questa strategia è più quieto, come se appunto quell’estinzione sia quasi già avvenuta e la speranza di ribalta fosse sempre più piccola. E in questa situazione è quasi inevitabile che l’intimità prenda il sopravvento e ci si rifugi negli ultimi sentimenti prima della fine (l’amore, la paura e chissà, forse la nostalgia).

“Si sta come l’amore sopra gli alberi, come d’autunno cadono le voglie”.

Non voglio dire niente di più su questo ultimo volume, penso lo si debba ascoltare traendo da soli le proprie conclusioni.

La forza di ILPALESECHEAMO sta nella loro radicalità: ne La strategia dell’estinzione ogni brano sembra pensato per essere dissezionato, citato, discusso, letto come poesia oltre che ascoltato come musica. Il loro è un lavoro teso non ad alleggerire, un lavoro che non vuole alleviare, lo stesso titolo rifiuta ogni ruolo salvifico. Il gruppo si rivolge a una generazione in cerca di senso oltre lo streaming, oltre il mainstream, oltre le classifiche – a studenti, intellettuali, ascoltatori critici, ma anche a chi vive la marginalità e la periferia come condizione reale e non come una palude immaginaria.

Voce e testo di Adriano Cataldo
Produzione di Big House
Fotografia di Angy Costantino

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