Il progetto “Tavole anatomiche per postumani” nella sua dimensione scritta e di performance orale, è stato presentato alla Biennale sull’Antropocene” (Roma 2022) index (antropocenebiennale.net) ed è stato segnalato l’anno successivo nella sezione B (raccolta inedita) al Bologna in Lettere all’interno del libro “Poligrafiche di stati”. Dall’incontro del suo autore, Mauro Barbetti (Premio Pagliarani 2020) con il critico, scrittore e musicista Manuel Omar Triscari è nata l’idea di creare un prodotto ulteriore, che fondesse musica e parola in un unicum da ascoltare come frutto di interazione e collaborazione artistica in duo. La performance orale infatti si sposa con l’inquietudine di una musica elettronica cupa, a tratti disturbante, a gettare sguardi su un futuro umano (o meglio post-umano) in cui si ipotizza un mutamento di specie, potenziata da nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, con tutte le aspettative e gli interrogativi che questo può porre.
Nascono prima le parole o la musica? L’uovo o la gallina? L’uomo o la scimmia? Probabilmente prima il passato e dopo il futuro. Con il loro lavoro Tavole anatomiche per postumani, Mauro Barbetti e Manuel Omar Triscari ci riportano a una dimensione naturale dello spoken, senza costruire un mondo sonoro ampolloso, ma rimanendo in disparte rispetto ai testi.
Così come Leonardo Da Vinci ha portato la scienza e la matematica all’arte, Barbetti e Triscari portano la poesia e la musica all’arte. Cambia la portata degli oggetti, ma l’arrivo rimane lo stesso. Quello che cerco, come ascoltatrice, è proprio questo. Fare spoken dovrebbe essere un modo per portare le parole al parto, dopo la gestazione dello scritto in solitaria. Ci ricordano che la parola è l’arma più potente che conosciamo, essa è la nostra P38 caricata a salve.
Tutto il focus dei brani è sul gioco di parole, sulle rime, sul bartezzaghismo, sul trovare soluzioni attraverso l’esplorazione del nostro corpo. Il tutto è permeato da considerazioni antropologiche, dal tessuto societario all’educazione civica. Sembra di essere in una caverna con pochi strumenti, a proiettare l’uomo verso la realizzazione del suo essere attraverso la ciclicità del cosmo, sia esso naturale che costruito artificiosamente con il diventare noi stessi una macchina, che ripristina continuamente il suo assetto per essere ogni volta migliore rispetto alla precedente.
Sono proprio loro a parlare, o meglio Mauro Barbetti, in quanto il testo è una sua produzione, nata per una dimensione scritta e di performance orale, presentata alla Biennale sull’Antropocene a Roma nel 2022, di abbozzo di un discorso, di un lungo settenario settimanale, in cui prima o poi ci ritroveremo per via tangente, adiacente, giacente su un altro piano. Ed è lui che con l’incontro di Triscari, critico, scrittore e musicista si ritrova per questa nuova possibilità che può essere data al testo: diventare un EP di spoken.
L’impatto musicale è minimal, di solito ci aspettiamo un armageddon, invece qui è in levare, nel less is more, costruire con poche sonorità un’ambientazione cupa, profonda, come se tutto arrivasse dal punto più lontano della caverna. Sono degli accenni, delle intuizioni, setacciare i rumori, portare in superficie il minimo che ci permetta di sopravvivere. Rimuovere tutto, in un tempo di mandibola, esfoliare l’energia, perché si dovrà di nuovo imparare a sillabare.
Sono quasi le tre, il tempo è già scaduto.
Ci vediamo a Torino il 26 settembre alla VI edizione del Premio Sanesi.
E ricordate che agosto è il mese più freddo dell’anno.
Buon ascolto.
C:/unità centrale
Già lo scorso secolo T-Blue, Intelligenza Artificiale
vinse la sua partita a scacchi contro il campione umano:
neanche Kasparov poté più del suo antesignano
e cavalieri in Settimo Sigillo.
Così, pronostici e attese
ci crescono già su paesaggi di chiome dentritiche
di tronchi assonici, di selvaggi frutti nucleici
di radici sinaptiche estese, protese verso foreste neurali
dove – proprio come in quelle amazzoniche –
ciò che si distrugge non ricresce
le cellule muoiono, anche l’intelletto ha una sua entropia
una continua spoliazione d’energia
a dispetto di ogni cura e premura
su hardware e software: svolgono il diagramma di flusso
le nostre linee e al termine d’ogni nostra procedura
sta scritto “fine” e allora, se macchine siamo, costretti a usura
a questo tendiamo, a farci macchina migliore
più efficiente e duratura.
Ci si vorrebbe già dentro un loop
si spererebbe già in un backup
in un sicuro salvataggio di memoria
in un continuo ripristino del sistema
mentre Protagora, dalla sua lontana storia
ci rassicura ancora su come tutto sia
a nostra misura.
Voce e testo di Mauro Barbetti
Musica di Omar Triscari
Mauro Barbetti, poeta e performer, ha all’attivo le seguenti pubblicazioni: Primizi ed altro, La scuola di Pitagora (2011); Inventario per liberarsi dai sensi, Limina Mentis (2013); Versilaici, Arcipelago Itaca (2017); Retro Schermo, Tempra (2020). Nel 2020 ho vinto il premio Pagliarani – sezione inediti con Frammenti da zone soggette a videosorveglianza, poi pubblicato da Zona edizioni nel 2022, anno di uscita anche di Dismettersi, La Valle del tempo. Nel 2023 la sua silloge inedita, Poligrafiche di stati, è stata segnalata a Bologna in Lettere. Nel 2024 è uscito Interni/esterni per la Delta3. Ha tradotto poeti in lingua inglese quali John Berryman e Keith Douglas. Suoi testi sono comparsi su «Poetarum Silva», «la Recherche.it», «Poesia ultracontemporanea», «Argonline», «Versante Ripido» e «Poesia del nostro tempo». Faccio parte della redazione della casa editrice Arcipelago Itaca e di Le finestre dell’irregolare.
Manuel Omar Triscari, di estrazione siciliana, è nato in Torino nel 1989 ma vive appartato nell’isola d’Elba, dove lavora come insegnante di sostegno. Ha fondato e dirige la rubrica “Lo stramparlone” della rivista indipendente di poesia e cultura «Niedern Gasse» e collabora alle riviste «Letteratura e Pensiero», «Laboratori Poesia», «Toscana Libri», «Nova», «Flussi Potenziali» e «Informazioni Classificate» in veste di redattore, e in qualità di articolista ai quotidiani «Elba Report» ed «Elba Press». In passato ha prestato la propria opera di redattore e articolista anche alle riviste «Le Parole di Fedro», «Finestre» e «Morel – Voci dall’Isola», di cui ha curato la rubrica “Banchina”. Autore prolifico, ha al proprio attivo diverse opere di saggistica, narrativa, poesia e musica.
