Trentatré trentini e il Palesecheamo rimasero a Trento

“Tutti morimmo a stento
ingoiando l’ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce”

(Ballata degli impiccati – F. De André)

Né di Marte e né di Venere, ma di mercoledì 26 febbraio il Palesecheamo rilascia nel cyberspazio musicale “Tutte morimmo a Trento“. Il PCA è il progetto spoken di Adriano Cataldo, classe 1985, che fin da piccolo è stato abituato a dover abbattere i muri, nato a Emmendigen, nell’ex repubblica federale tedesca.

A differenza degli altri colleghi nel parterre, Adriano non teme la denuncia sociale, l’andare dritto nel core delle faccende di casa, quelle non solo domestiche, ma quelle che ti ritrovi ad attraversare anche nella tua piazza di grigia provincia.

Scopro che la famiglia Giuliani si è aggiudicata il concorso Family Monument promosso da Gillian Wearing nell’ambito della propria mostra personale nel 2007 presso la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento, a cura di Fabio Cavallucci e Cristina Natalicchio. Madre, padre, due figli e un cane, rappresentati in una scultura in Piazza Dante a Trento. Questo è quello che vorrebbero farci credere, in un momento sociale alla deriva culturale, in cui se qualcuno avesse un briciolo di senno, eviterebbe di fare figli per non martoriarli in un occidente che è diventato la copia grottesca di un modello ormai decadente.

Io quarantaseienne, non sono sposata, non ho figli, convivo, ho due gatti e un cane, purtroppo il pesce rosso è venuto a mancare qualche anno fa. Non abito a Trento, ma in questo centro Italia che apre le porte al sud. L’aria è cambiata, la generazione nata tra il fine anni ‘70 e la metà degli anni ‘80 è scollata dalle confezioni del Mulino Bianco. La velocità con cui i piccioni ci cagano addosso, dovrebbe destarci da questo macabro sogno.

Il sound di questo release è super morbido, quasi un rap di fine anni novanta, un bit confortevole, quelle cose da plaid, pigiama e tisana. Sono in questo momento l’Arbre Magique che dondola appeso allo specchietto retrovisore, gusto vaniglia. È una produzione senza svolazzi, orpelli inutili, ma tutta giocata sui pieni sui vuoti, alternati in modalità 2bit.

Il PSA porta in questa canzone tutto l’identikit di un ragazzo di provincia, a cui stanno strette persino le strade, e tra la droga collosa e un’economia rampante, si dichiara di centro sinistra, definendosi ianeselliano. È un manifesto sociopolitico, un grido, un razzo lanciato in aria per farsi identificare, è prendere posizione, cosa che non siamo più abituati a fare. Quando vivi in provincia hai persino paura di morire in circonvallazione, e diventare un mazzo di fiori parcheggiato vicino al guardrail.

In trentino gli orsi si uccidono, qui in Abruzzo un tizio il 31 agosto 2023 ha ucciso l’orsa Amarena con un fucile F17, perché ho imparato che la convivenza è il sentimento più difficile da gestire, di cristallo o di maceria, siamo sempre noi a decidere da che parte stare e la provincia in questo è debitrice e non basterà una provincia autonoma a salvarci, tranne forse la musica.

Fortezza e coraggio possiede la gente, dall’Abruzzo forte e gentile lascio la linea al Palesecheamo.

Tutte morimmo a Trento

Trento Trento, non ho detto portento
come sperma sulla lingua
un ricordo di cui mi pento

La famiglia nucleare
era pronta all’esplosione
ora bronzo in piazza Dante
per la gioia del piccione

Sloi Sloi Sloi, per i nostri fijoi
bruciamo i poke ball
da oggi solo fasoi

Fentanyl, Vinavyl, botte di PIL
Madonna bianca, born to kill
Da Cristo Re alla Rotialiana
sono ianeselliano
ti amo privo di prove
e sono un fugattaro

Custode fedele di sante memorie,
che porti nel cuore sconfitte e vittorie.
Impavido veglia al valico alpino,
o gemma dell’alpi, o amato Trentino.

Un popol tenace produce la terra,
che indomiti sensi nel cuore riserba.
Italico cuore, Italica mente,
Italica lingua qui parla la gente.

A tratti fortemente attratto dalle raffiche di mitra
disintegravo cumuli di neve tumuli di cadaverica autonomia
anema e core anemocorìa

Orsi morti vididi rimorsi polveri sottili
prendo tutto per oro particolato
ho sognato di morire per la circonvallazione

Pistole fedeli di scarsa memoria,
che porti nel core sconfitte littorie.
La pavida veglia al valico alpino,
o gemma dell’Alpe, o amato Trentino.

Un popol tenace riduce la terra
a indomiti sensi nel cuore di serva.
Espianto di cuore, pianto dirimente,
fortezza e coraggio possiede la gente.

Testo e voce: Adriano Cataldo
Musiche, produzione e mixaggio: Big House

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