Di nessuna divinità
potrete comprare il perdono.
Istogrammi interattivi al neon
non tangono
le routine sporche di sangue centenario
dei pronipoti del colonizzatore.
Pallidi
ci muoviamo verso il “Progresso”
costruendo grandi hotel nello spazio
e minuscoli loculi affollati in terra.
Il grido potente che gela i timpani
dai piccoli schermi retroilluminati
non basta a fermare
i sogni allegri
del costruttore amico.
Chissà se con la casa al mare
comprerete anche i fantasmi
della sua terra.
Chissà se con i passaporti elettronici
comprerete una coscienza in microchip
marcia di dollari e ignavia.
Vorrei scioperare
dal corpo straziato in cui abito,
dilaniato un solo millesimo
di quello che mia sorella ha perso
sotto le macerie di Gaza.
Vorrei poter dire
di aver provato
a lanciare pietre piccole e contundenti
contro Golia al fosforo
e dare fuoco a chi stacca l’acqua
e dare aria a chi vive in gabbia
e dare terra a chi non ha voce
e dare carta a chi non ha storia.
Invece scrollo con il pollice
e godo del privilegio
dello strazio intimo
della mia impotenza.
