MATTATOIO N. 6 | Open call artistə per uscire dal silenzio
Oggi che assistiamo a un nuovo bombardamento, vogliamo trovare le parole per raccontare l’indicibile, a partire dalle esperienze dirette dei testimoni che hanno visto e scritto.
Oggi che assistiamo a un nuovo bombardamento, vogliamo trovare le parole per raccontare l’indicibile, a partire dalle esperienze dirette dei testimoni che hanno visto e scritto.
La materia viscida plasmatica grondava dalle mie mani, aveva intaccato le altre quattro cinque cose che avevo collezionato dagli scaffali, mi aveva sporcato i pantaloni di cotone, era finita per terra.
Le strade erano piene di ricordi e immagini nascoste che non andavano dimenticate. E alla fine di ogni giro gli occhi si riempivano di lacrime che ridevano, pensando ai tempi in cui rubava tutto quello che poteva e che per una strana legge di contrappasso, una vita rubata di un vecchio complice gli aveva restituito la possibilità di vedere ancora.
La voce spiega che, attraverso la luce, Lumen-U accompagnerà il cervello verso uno stato meditativo semi-psichedelico, e a me viene da chiedermi cosa significhi semi-psichedelico, in particolare cosa si intenda per “semi”, ma poi mi pacifico pensando che io stesso sono un individuo in fondo semi-cosciente o “semi” in qualsiasi mia manifestazione – non sono mai stato bravo ad andare fino in fondo alle cose, me lo ripeteva spesso mio padre, qualsiasi cosa significhi – e mi lascio andare o come si dice in questi casi, mi abbandono.
La morte dell’utopia, la soppressione del desiderio post-capitalista.
Il comparto teorico è solido. Cosa resta da dire?
Forse non è un dire, non è un leggere, ma è un pensare attraverso il sogno.