“Teneva il corpo fermo ogni giorno,
ogni giorno per il giorno intero,
in una posa sola.”
(tratto da Radio Tunnel – Eterea Noise)
Per questo 2025 lo scettro del progetto spoken più glamour della scena è nelle mani del duo Eterea Noise, formato da Eugenia Delbue, autrice e attrice performer, e Caterina Dufi (aka Vipera), autrice multidisciplinare. E credo sarà difficile spodestarle, perché mi hanno completamente rapita, tanto da non voler più uscire dalla loro Radio Tunnel. L’8 e il 9 maggio, in quel di Bologna presso l’Atelier Sì, hanno portato in scena, non un brano, non un disco, ma una dimensione mistica, un nuovo luogo, un pianeta, un labirinto in cui incontrare musica, poesia e teatro, la triade divina, che cambia le carte in tavola. Da oggi si dettano delle nuove regole nel panorama sperimentale di spoken. Hanno rimescolato il non rimescolabile, sono diventate loro stesse il narrato, hanno costruito con pochi gesti uno spettacolo raffinato, impattante e soprattutto destinato al ricordo.
L’esibizione racconta la storia, ispirata a Catherine Lescault, figura misteriosa e lunare tratta dal racconto Il capolavoro sconosciuto di Honoré de Balzac, di una figura che ha scelto di vivere un periodo della propria esistenza in stato di immobilità. Vengono chiamate mano a mano tutte le varie posizioni che decide di assumere e con le quali scopre di poter vivere delle intensità che le permettono uno stato di sopravvivenza che la contraddistingue. In queste posizioni, a volte folli, lei riconosce la propria posizione nel mondo. Tutto intorno corre, fotogrammi velocissimi che ci fagocitano, diventano la nostra salvezza. Fermarsi, estraniarsi dal vivere comune e riposizionare il proprio sguardo, che diventa eccezionale su quello che ci circonda. Da lei, la protagonista, a noi il passo è breve, dal palco ci viene fornito un testimone e l’unica cosa che dobbiamo fare è afferrarlo, per rimanere per una volta al nostro posto, senza compiere azioni memorabili.
Diceva: “Tenere ferma, l’aria che mi circonda, aspettare che fuori il tempo cambi. Me ne accorgerò dalla luce diversa che filtrerà insieme all’aria, mi allontanerò da qui.”
Il live-set performativo “Radio Tunnel” è il versante scenico del concept album, attualmente in creazione con l’etichetta ZPL – Zoopalco Poetry Label, che tratta dell’immobilità come stato di iper-percezione. In attesa di poterle ascoltare sulle maggiori piattaforme audio, ho chiesto loro di raccontarci cosa sono e dove vanno.

Il vostro sodalizio artistico da quale necessità proviene? Cosa implica lavorare con un altro artista, cosa rifareste e cosa non?
Non diremmo che ci sia stata una necessità al principio, il modo con cui abbiamo cominciato aveva a che fare con la leggerezza. Abbiamo iniziato a passare del tempo insieme e poi non abbiamo più smesso. Siamo state sconsiderate, ci conoscevamo poco e siamo partite per una residenza di tre settimane. Venti giorni, dormendo nella stessa stanza. La necessità la riscontriamo dopo: non ci siamo mai chieste se andare avanti, non era semplicemente considerabile non farlo.
Quando non si lavora da sole la cosa più sorprendente è osservare la facilità con cui i propri pensieri e le proprie intuizioni si trasformino. Una persona porta una cosa, un’idea, un concetto, un verso e inizia un percorso anomalo, imprevedibile da sé. Se abbiamo incontrato degli attriti emotivi nel lasciare andare o nell’accogliere, presto ci siamo accorte di come il senso si costruisca nel tempo al di fuori delle affezioni personali.

L’estate scorsa abbiamo provato una strada di lavoro orientata verso un obiettivo preciso – un brano breve dalla forma canzone, melodico, che prevedeva il canto da parte di entrambe – giorni e ore ad esplorare questa possibilità con l’aiuto di una persona esterna. Potremmo dire che sia stato un corridoio cieco. Quanto avevamo era già quello che dovevamo continuare ad essere, era già tutto lì, nei nostri limiti, nelle nostre inclinazioni, si trattava – piuttosto che ambire – di riconoscerle e alimentarle. In realtà quel brano non è scomparso: non funzionava e allora lo abbiamo distrutto. È la perdita del segnale, la fine di Radio Tunnel.
Quindi potremmo dire che rifaremmo tutto.
Chi in Eterea Noise ha le redini della poesia e chi della parte musicale? È un lavoro simbiotico, è un calderone in cui buttate le idee o un imbuto setaccio in cui passate quello che singolarmente avete già filtrato?
È difficile definire delle consuetudini nel nostro modo di lavorare. Per quanto riguarda i testi, alcuni sono scritti interamente da una, alcuni dall’altra, alcuni composti a tavolino in due, parola per parola. C’è confronto su ogni cosa, anche quando un testo viene portato con una sua integrità non è detto che resti inalterato. Lo si posiziona all’interno della drammaturgia e già diventa altro. Ci sono i confini dati dalle competenze, dal saper fare, sappiamo anche bene che sono confini trasparenti. Fino ad ora io non suono, fino ad ora io non mi muovo in altro modo.
Alcuni mesi fa, per parlare della scena di Radio Tunnel, siamo andate su una collina; ogni volta che salivamo a piedi ci dicevamo cosa avremmo voluto, e ogni volta che scendevamo ci dicevamo cosa non avremmo voluto. La regola era semplice: parlare di tutto – presenza, abiti, luci, pubblico, musica… Salendo si diceva “vorrei”, scendendo si diceva “non vorrei”. Nell’esercizio originale, Fiorenza Menni indica che se una dice una cosa, l’altra prosegue considerando che esista. Si è quindi sempre d’accordo, anche nel disaccordo. Abbiamo camminato per quaranta minuti su e giù per lo stesso sentiero, e solo dopo abbiamo trascritto e discusso di quello che avevamo detto, letteralmente punto per punto.
In un’azione del genere – oltre a considerare possibile tutto, perché è un gioco, oltre al tempo del cammino e della riflessione tra l’una e l’altra frase, la fantasia spostata da ogni frase, oltre all’ascolto isolato di affermazioni puntuali che si stagliano in modo diverso da una conversazione e diversamente esistono – abbiamo constatato con un certo divertimento la nostra affinità. Ci piacevamo molto.
Radio Tunnel parla di una stasi, di un fermo immagine, di una paralisi sociale, di un punto zero fermo, statico, ma voi siete anime in movimento, dove state andando?
Siamo a lavoro sugli aspetti scenici ma anche ad una scrittura di Radio Tunnel pensata per l’ascolto solo. Il formato che immaginiamo sarà in stile radiodramma, raccogliendo i brani e i testi dello spettacolo, integrando con suoni e testi l’assenza di visione. Stiamo collaborando con ZPL – Zoopalco Poetry Label, etichetta di spoken music bolognese, e pubblicheremo insieme questa versione di Radio Tunnel.
Radio Tunnel
di e con Caterina Dufì e Eugenia Delbue
in collaborazione con ZPL – Zoopalco Poetry Label e Ateliersi
tecnica Gianluca Lovreglio
abiti Volto Santo_eam
fotografie Eugen Bonta
copertina Nomadica
