Torino mistica mastica suda | Un’intervista ai Drip Fortuna

Drip Fortuna, triforza, nasce da Ciolle (Cecilia Gallucci), Bufa (Calogero Bufalino) e Mildred (Valeria Miracapillo) jammando, incrociando stili e cercando di portare (sovvertendola) la trap dentro i terreni di ricerca dell’underground torinese pulsanti di performance, noise, poesia, rivendicazioni politiche e personali, esoterismo. Ne nasce una formula addensata – che sia live o disco – che continuamente prende una forma per destrutturarla, farne gioco e urlo, andare altrove sempre, ma in ogni caso in compagnia di corpose frequenze basse e parole agìte in un flusso che ricorda lo scoppiare della superficie di una pustola: urgente, denso, sovraccarico di materiale maturato e rimestato e fermentato fino al sovraccarico di nutrienti, schermi per isolare gli elementi di tensione e sputarli fuori. Il 18 aprile esce il loro primo album, ESRD, per l’etichetta francese Solium: ne abbiamo voluto parlare con loro.

Drip Fortuna (da sinistra, Bufa, Mildred e Ciolle)

MILDRED: All’inizio ci siamo semplicemente trovatə in saletta e abbiamo improvvisato delle cose, successivamente la produzione si è evoluta per supportare meglio i cambi espressivi della parte vocale e viceversa. A volte è la voce a crescere su una musica già molto narrativa, altre volte è la produzione a seguire una voce e un testo che guidano. Questo processo si ripete più volte in entrambi i sensi verso una forma sempre più curata del tutto. Poi le cose a volte prendono strade inaspettate, ad esempio ESRD aveva una seconda parte di testo legata alla prima che ogni tanto ancora penso “chissà cosa c’era scritto…”, pensavo che avremmo prima o poi registrato la seconda parte come un ritorno all’inizio, una specie di coda, ma non è mai successo ed ora la traccia ha una sua vita e un suo senso così com’è. Una certa dose di imprevedibilità (o di mistero) ha agito sul percorso e credo che questo sia fondamentale nel processo creativo.

CIOLLE: Questo progetto mi ha dato la possibilità di sperimentare nuove modalità di portare la parola, ho sempre mantenuto separato il mondo della scrittura a quello della performatività vocale, questa è la prima volta che i testi sono una miscela di entrambi questi elementi. Credo sia anche la prima volta che le barre vogliano andare oltre a me per parlare d’altro, credo che ognunə di noi si sia spostatə in qualche modo dal nostro personale per far sì che questo progetto abbia potuto prendere vita propria. I testi sono nati da apnea e visceralità, in un momento non troppo allegro. Tempi cambiati è nata in treno per passare il tempo e penso sia l’unico testo che così com’è stato scritto la prima volta è rimasto, l’abbiamo registrata per gioco in hangover io e Bufa. Vetri nel calice invece ha uno studio di scrittura dietro, prima aperto poi sintetizzato poi cancellato e poi riscritto, volevo trovare qualcosa che ogni secondo mi facesse vivere immagini diverse, contraddittorie e spaesanti, che unissero un lato poetico e uno più svogliato. ESDR è la canzone più emotiva di un momento molto emotivo, nata per provare l’autotune in saletta, tra birre e pizze e buio freddo, il testo lo scrissi per un torneo di poetry slam a cui sono arrivata ultima, lol. Catene è figlia di rivendicazione, voglia di tirare fuori la testa, dolore ma non più immobile, una presabbene di reccata con Bufa e Tennents super. Sulla parte di produzione e relazione con la musica poi devo dire che grazie a Bufa e Vale mi sono ambientata in un mondo che conosco pochissimo e che mi ha fatto conoscere quanto è importante essere tecnici in questo lavoro, lavorare a ogni secondo, respiro, intonazione. Loro avevano chiaro più di me la direzione testuale sulla musica, è grazie a loro se il disco spacca.

Cover di ESDR

BUFA: Sin dalle prime prove si è generata un’alchimia spontanea tra di noi tale da metterci nella posizione di mescolare i nostri generi musicali di riferimento pur conoscendoci da poco tempo e senza starci troppo a chiedere se avrebbe funzionato. Alla fine di ogni session eravamo sempre molto soddisfattə del risultato e allora abbiamo continuato su quella strada. All’inizio di questo percorso Ciolle aveva espresso la volontà di spostarsi dai più familiari territori boom bap e spoken su cui si era mossa fino ad allora verso una scrittura e una sonorità più vicine alla trap; io mi trovavo in una fase di metabolizzazione dei groove UK dubstep e post-dubstep, mentre in parallelo studiavo le radici della cultura trap di Atlanta, quindi ero piuttosto aperto a sperimentare l’innesto; Vale ha portato una speciale colla noise dalla Danimarca, per amalgamare il nostro sound e spingerlo verso l’ignoto.

BUFA: Questo EP è pieno di atti spontanei, uno di questi è il processo di nascita del titolo di una delle tracce, poi diventato anche il titolo dell’EP: una mano lanciata senza criterio sulla tastiera per rinominare di fretta il progetto su cui avevamo cominciato a lavorare. Dopo qualche giorno mi rendo conto che sono le consonanti di “esordio” e il riferimento piace alle altre, quindi ce lo teniamo come nome del disco. Poi scopriamo dell’insufficienza renale, e a questo punto immaginiamo ci siano altri significati ancora da scoprire. In effetti una sorta di avvelenamento esiste nella nostra musica, ma per noi è più un inquinamento: i nostri laghi musicali che si incontrano e si mischiano, impossibile non lasciarsi inquinare dalle acque altrui, impossibile non inquinare con la propria. Durante il processo di produzione del disco diverse sono state le tensioni tra noi, col senno di poi necessarie a generare quel sistema di tensioni e rilasci molto presenti nella nostra musica. Durante la fase di mixing, su di noi la scure del lutto: Ciolle perde la nonna, io perdo una zia e un cognato. Un momento molto pesante, superato nei mesi a seguire con una colata di fortuna sul nostro lutto: dall’opaca sciagura della vita prendiamo la forza per diventare catalizzatori di un futuro luminoso.

MILDRED: Con Bufa la prima cosa che abbiamo fatto insieme quando ci siamo conosciutə è stata registrare suoni e creare una libreria di samples: cigolii di porte, varia ferraglia, legni, rumori sordi o risonanti. La prima traccia, Tempi cambiati, si è chiamata Geofon per molto tempo – dal nome di un microfono particolare che abbiamo usato per registrare alcuni suoni che sono finiti nelle drums di quella traccia. Quindi il mio vandalismo sonoro – mi piace molto la tua definizione – nei Drip è confinato a un sobrio lavoro di musique concrète, dosato accuratamente, molto scolpito. Nella produzione di ESRD ci sono forme di rumorosità non per forza noise ma comunque legate al concetto di rumore, quindi suoni-oggetto, eventi sonori come transizioni e atmosfere. Detto questo abbiamo pitchato i suoni del Fostex con Bufa che per quanto mi riguarda è come se avesse l’orecchio assoluto, mentre io non ho mai acquisito il concetto di “stonatura” ma solo cieca – e sorda – emotività nel riempire e svuotare lo spazio. Si fa per esagerare ma nemmeno tanto, diciamo che la nostra combo funziona che da una parte si spinge fuori dalla tonalità e dall’altra si rientra aggiustando il tiro. Nel live a tratti torna quel vandalismo, ma l’intenzione è dare un colore alle drums perché non mi piace il sound troppo plastico e digitale. Uso il mixer no-input al posto dei synth perché mi piace il suono e perché il circuito in feedback mi tiene sulle spine essendo imprevedibile, mi stupisce e mi mette un pò in pericolo.

CIOLLE: Nei primi live abbiamo sperimentato con la forma scenica e abbiamo deciso di non aggiungere stratificazioni drammaturgiche a qualcosa di già così denso. Detto ciò credo che un corpo in scena sia uno strumento, tanto quanto la voce o le macchine che utilizziamo, che lancia continuamente significati, immagini e suggestioni, quindi direi che ci siamo spostat nel campo della live performance, con molto margine improvvisativo, per stare a contatto ogni volta in modo nuovo con il luogo e con le energie che ci ospitano e che si creano. L’idea dell’oro è per creare questa immagine che vive tra l’eccentrico, il ricco, il bagliore della luce, il sogno della scalata sociale ed economica, i soldi, l’ostentazione, insomma le collane che pesano un kg e le mazzette di soldi nell’armadio. Sto lavorando all’idea di spingere questo immaginario ad un punto tale da farlo diventare ridicolo, decadente, malato, fragile, grottesco; con l’idea di giocare sui contrasti di questi due scenari, lavorare tramite la ricerca di qualità diverse di movimenti più che in un senso psicologico o razionale, per far uscire l’umano, scardinando il personaggio.

TEMPI CAMBIATI

today/sento/metto play
cuori stracciati, come stai?
insane/vento/cresco/
stay in the tuoni intersecati come bonsai
qualcuno dice ehi/certo/
lo dice, bab
ma tu non ci stai

nobody abbraccia – cry
stay in the sottoscala peroni e freestyle
regoli e muovi la terra, sembra che giri
mi gira tutto

pensaci, nuovi scenari:
un panorama decade distrutto
tredici number, impari la sfiga/
indica future non credo più a nada

brava a impastare diffida mama
farina in chiesa
farina in chiesa
trema l’idea di essere dandy,
sparo di rosso sui colletti bianchi
mega complessi mentali depressi,
macchina chiusa insicuri gli ostaggi

buio la notte
apri sti palmi
è zona di culto, qui vale un sussulto
luce negli occhi
sei forte dentro

conduce a te un respiro e un tumulto
ruba a chi riesci
giuro è possibile
ricchi con l’audi
si chiude il porto
fuga di menti
muto il paese
a fine mese
mi trema l’occhio

lucra le imprese
fiuto difese
sputo palese
su dio risorto
sono terrena
passi difficili
moda fac-simili
costato rotto
dammi l’amore più forte che riesci
non piglio pesci, sono più semplice

mani in azione
collo contratto
no contratto
welcome to tenebre
puro sei cattivo
stato bastardo
non leggo il giornale
notizie macabre

dammi whisky poi dammi l’animo
sulle mie spalle c’è angelo e diavolo
non staccare la spina locomotiva anni ’50
tempi cambiati
cade catena
sporca di grasso

– il montaggio è una farsa
dove sta il vero in questo casino?
sto a capochino non voglio sapere
apri le orecchie mi costipi un rene
passan lancette e devo bere

Videoclip Amalia Fucarino, Valeria Miracapillo, Calogero Bufalino
Editor Davide Minotti
Testo e voce Cecilia Gallucci
Musica Calogero Bufalino e Valeria Miracapillo

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