𝔻𝔼-𝔼𝕍𝕆𝕃𝕌𝕋𝕀𝕆ℕ | Per una letteratura dell’organismo monocellulare

De-evoluzione, così nel ’68 Mark Mothersbaurg e Bob Lewis avevano chiamato la loro stramba teoria post-dadaista che sarà alla base dell’apparato concettuale su cui si fonderà il loro gruppo più celebre, i DEVO.
La “de-evoluzione” era l’idea che l’essere umano avesse cominciato, durante l’era fordista, a regredire in uno stato prima infantile e successivamente primitivo, favorito da uno sviluppo della tecnica che sussumeva completamente l’opera umana.
Seppure come teoria non avesse alcun fondamento reale e fosse fondamentalmente prankism, si inseriva perfettamente nelle lettura sul “capitale totale” dell’epoca e soprattutto sul lavoro dell’Internazionale Situazionista sulla reificazione (concetto marxiano poi elaborato da Lukacs).



L’umano non è più pienamente umano, ma merce; ma cosa gli succede dentro, nel cervello?

L’ultimo testo di Donna Haraway, Chtulucene, affronta una tematica simile: la perdita della centralità dell’umano nel mondo. Se, sempre citando Marx, la natura è la risultante fra essere umano e ambiente esterno, cosa succede al primo se ne perde la centralità? Con la crisi pandemica ne ha potuto avere un assaggio: un virus a RNA ha completamente sconvolto gli assetti economici e sociali, cambiando il mondo per sempre, forse, e sicuramente la percezione di se stessi/e dentro il mondo.

Possiamo immaginare una letteratura dell’involuzione, della deformazione del proprio ruolo nel mondo?

Collage di Luc Fierens

After After – Vuoto e memoria

La memoria è al contempo pubblica e privata, e la nostra esperienza è ciò che conserva la nostra umanità. Come un hard disk difettoso, l’umanità ha perduto l’immagine di cosa fosse prima di questa dispersione e combatte contro questa sensazione di vuoto attraverso la narrazione. La memoria è, inoltre, pubblica e privata al contempo, e spesso si raccontano piccole storie che si innestano sullo spirito del tempo.



Lo sguardo è alla base di molte storie. Ma se fossero altri sensi la chiave per trovare la memoria perduta?

Ciò che vi chiediamo, per il prossimo numero cartaceo di «Neutopia – Rivista del Possibile» in uscita a marzo 2021, è di sottrarvi al silenzio letterario e riempire il vuoto. Partite dalla principale traccia storica della contemporaneità – una fotografia, un suono, un odore – per raccontare una storia che riesca a raccontare il vuoto e il senso di vuoto intorno al ricordo legato all’immagine, penetrando nell’intimità narrativa che i figuranti recano con sé.

Collage di Luc Fierens

Poiein – L’errore come resistenza alla reificazione

Oreundiciecinquantotto.
Da qui in poi ogni errore di battitura non verrà corrett.
Chiedo pertanto la massima attenzionb e il massio silenzio.
Nrs.p.. Non relique si vu plent. Mi credo. Non si capisce, non rende il senso.
Rnde chiama appendee.


phfr ?

Test volumetrico delle papille gustative.
Test ansioganigrmma “uente di un liquido cubitle.
Non trovo più il tasto cannc. Errpre.errore , errore- la tastiera sembra èiù grande.
E i numeri piccini piccini.



Mentre i correttori automatici remano verso l’eliminazione dell’errore, la pulizia del codice, Neutopia vi chiede di sconvolgere la premessa: se scrivendo si possono produrre errori, è anche vero che producendo errori si può scrivere?

Possono gli errori essere a loro volta produttivi?

Se queste deviazioni, contrattempi e colpi di scena diventassero non soltanto ammissibili ma funzionali alla produzione di una poesia, quale sarebbe la sua forma? Quale l’effetto? «Neutopia – Rivista del Possibile» selezionerà e raccoglierà i vostri componimenti inediti in risposta a questi interrogativi.

Collage di Luc Fierens

Odile – L’auto-produzione come laboratorio

Casa è laboratorio: è chiuso, è sicurezza, è occasione: punto di partenza. Partono dalle stanze dei vicini che non hai mai guardato in faccia creazioni che potresti non incrociare mai: è sua la grafica del negozio in cui compri, il libro autoprodotto che eviti nella libreria sotto casa.

Nascoste nelle camerette, le produzioni prendono vita con voci che hai sentito gioire ed urlare, dietro le pareti, ma mai recitare o cantare.

Proporsi a un pubblico è sfondare la barriera della privacy che la casa è sempre in bilico tra il garantire e l’imporre, è arrivare (forse) alle orecchie dalla parte del muro. In collaborazione con lo studio di produzione torinese BNDCKS, il contest di Neutopia propone un beat targato Brattini per fare uscire le voci dalle stanze, con in palio per l’artista vincitore la produzione e la pubblicazione di un singolo ed una recensione del proprio lavoro sui nostri canali. 
Il tema è libero, la partecipazione gratuita: scarica la strumentale dai nostri canali, e invialo con la tua registrazione vocale sulla nostra mail di redazione. I redattori di Odile ascolteranno i vostri brani spoken word e selezioneranno il migliore per la pubblicazione sul nuovo numero cartaceo, dove verrà recensito e post-prodotto per l’occasione.

Collage di Luc Fierens

Aleph – L’utenza come “gioco”

In questo periodo di quarantena, in cui un insieme sempre maggiore di utenti si sono trovati a dover accedere a uno o più servizi online, magari nello stesso momento, cosa è successo? Quali sono i vantaggi o le difficoltà che gli utenti hanno riscontrato?

Ci siamo abituati al sistema digitale, tramutandoci serenamente in avatar adatti a una realtà nuova; in cosa consiste e come si esprime questo nuovo mondo?

I mezzi per raccontarcelo possono essere i più disparati, dal reportage di no-fiction alla fotografia, dall’intervista impossibile con un inventore del passato all’ucronia. La tecnologia si evolve e Aleph evolve con essa, quindi non poniamo limiti: spesso la realtà supera la fantasia e a volte, per anticiparla, si possono usare fatti realmente accaduti sfoderando, però, un’impudenza altrimenti non ammessa, ingigantendo i fatti stessi rendendoli irreali. Scriveteci i vostri reportage dal futuro.

Tutti gli elaborati vanno inviati entro e non oltre la mezzanotte del 28 febbraio 2021, scrivendo un’e-mail a: neutopia.redazione@yahoo.com

Collage di copertina: Alessandro Mangiameli

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