Famiglia nucleare

Il confine

Non piove. È uno stillicidio dello stato del linguaggio.
Non piove, e si fa complice del marcire,
complice dell’abolire,
complice dello sfamare bocche plaudenti in balbettio.
Non piove, sull’odio centrifugo, sull’odio centripeto, sul rifarsi una verginità fascista.
Non piove, e non appari che in scialuppe sul Mediterraneo.

 

La fine

Ci siamo detti, avremmo a lungo rimpianto
l’infilascarpe e il toglisuole.
Più facile era cercare un riposto comprensibile
alla voglia di scappare.
A tradimento, ci è stata chiesta la direzione
non sapendo, preparavamo lo zerbino all’esplosione.
Nella fissione
nucleare
famiglia
ci siamo detti.

*

Solo e penoso
misuro le strade a forza di crampi.
Così facendo
delego il canto
della rovina:
a quanto riesca alla tarma,
a quanto resti inodore la morte della cimice,
a quanto si schiuda, indifferente al sepolcro, la farfalla.

*

Un tempo era la pagina bianca.
Oggi, diverso il supporto, intatto l’abisso.
Presente ovunque,
il consentito è un dissentito dire.
Oggi è quarantena ovunque
e noi giochiamo e siam giocati
che è come dire “la condanna d’esser nati”.
Oggi siamo gettati ovunque,
e ci sorprende quanto abisso
porti in dono ognuno
per non esser stato cittadino.
Oggi si guarda,
mentre dorme quello spirito guerriero
che dentro è ruggine.

 

Testi e voce: Adriano Cataldo
Suoni:
Davide Galipò, Elena Cappai Bonanni
Immagine:
Fred Free

 

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