Interior House

Luce al tramonto

È un patto tacito,
perché bussiamo alla porta.
Io ravvolto sui miei testi,
tu, divisa dal legno massello
o forse è truciolato.

Mio padre non aveva pensato
che un suono potesse mutare
l’occhio del consulente immobiliare.

Mio padre avrebbe detto
che una porta j’era fâta
per dividere una stanza
liscia, bella, occasionale.
Nulla oltre a ragionare.

Poi mio padre avrebbe detto
avrebbe detto il padre
mi scivola la lingua mentre attendo
avvicinare
le tue ciabatte risuonano leggere stasera
per il gesto dirompente
per un urlo
un passo
un niente
tu con il fianco a quella porta
e io che torno indietro
al padre e a quel rimpianto.

“Non lasciare spalancato.”

Io qui che attendo il gesto
e le curve delle scapole si stendono,
tese verso il piano bianco del lampadario
e tacita sorvoli.

È un patto che fingiamo,
la nocca sulla porta.
Tu preso dai tuoi testi,
io china sui colori.
E sembra quella volta
alla casa di montagna.

Senza avviso, un corpo imberbe.

Finge (forse non ha visto).
Mugugna tra se stesso
porte, trucioli e decenza.

Neutopia − Rivista del Possibile · Interior House | Elisa Teneggi

Voce di Elena Cappai Bonanni
Opera di EVOL

 

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