Fuoco alessandrino

Vendetta! Gridano le Furie
e Amleto si lascia addormentare
dalle canzoni di Isotta sposa breve
piantata in Nasso – e mi feci
cultura tra le gambe tue bianche
quand’eri quieto ticchettio
addormentante e barbarico e
senza preavviso; aizzante!
– il tuo fuoco alessandrino
e furibonda e coclea
senza temere appiglio
chiamasti e falciasti
il mio ventre vermiglio
svelando con parole tue inquiete
un balbettio, un incespico
del malaugurato affare che tu
già sporca – andasti a comperare:
eri bella Alessandra
come una cometa
che ti esplode in faccia
come una moneta gettata
in banca all’addiaccia
dell’ultima nottata spenta.
Brutto
quello spaccare senza mazze
senza misure mezze il mio cartone
animato; animale delle selve
oscure millenarie, da cartacce
lasciate di giornale –  lèssero
le cummari in strada:
«Dal mare non sorsero che granchi
avviluppati tutti in una giara»
è stolida – è fissa sugli ormeggi
l’abbacinata spopola contrada
ma quand’ecco succeda mai
che s’alzi più d’un centimetro
in aria la pensata, non ti condanna
bambina, dagli spalti – ma seguita
a inneggiare la risata a farne
augello di debole portata
del vagito condotto a naufragare.

Illustrazione di Martina Pestarino

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